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Covid-19: non possiamo fare a meno di guanti, disinfettanti e mascherine, ma possiamo ridurre il più possibile la plastica nella nostra vita quotidiana.

Covid-19 e inquinamento: cosa fare per ridurlo

I lockdown da Covid-19 imposti in tutto il mondo hanno portato a un calo del 5% delle emissioni di gas serra, ma c’è un rovescio della medaglia: la pandemia ha provocato un esponenziale aumento dell’inquinamento dovuto alle mascherine contenenti plastica, ai guanti usa e getta e ai flaconi dei disinfettanti.

Come sappiamo bene, questi dispositivi sono indispensabili per salvaguardare la nostra salute, e alcuni di loro non hanno sostituti in altri materiali: i flaconi di disinfettanti per le mani, ad esempio, contengono alcol e non possono essere realizzati in materiali biodegradabili.

Il risultato è un ingestibile ingombro che ingolfa le discariche e fa si che la spazzatura finisca alla deriva nei nostri mari. Anche i costi che ne derivano sono sconcertanti: l’impatto negativo dei rifiuti di plastica sulla pesca, sul turismo e sulla navigazione è stimato in circa 40 miliardi di dollari all’anno.

Covid-19: come agire per ridurre l’inquinamento da plastica

La plastica viene utilizzata in moltissimi prodotti di uso quotidiano, dai giocattoli alle bottiglie d’acqua che scegliamo per le nostre tavole. Anche i prodotti che di per sé non contengono plastica, come la frutta o la verdura, vengono imballati in milioni di tonnellate di plastica.

La lotta all’inquinamento da plastica deve partire proprio da qui. Dalla riduzione della plastica nella nostra vita quotidiana.

Non possiamo fare a meno di guanti, disinfettanti e mascherine, ma possiamo ridurre il più possibile l’acquisto di prodotti, imballaggi e accessori di plastica, preferendo materiali come vetro, ceramica, fibre naturali, carta, cartone e gomma naturale.

Un cambiamento nel nostro stile di vita che potrebbe portare a una rivoluzione mondiale: la crescente domanda di materiali alternativi offrirà nuovi posti di lavoro ai Paesi in via di sviluppo, sostituendo l’attuale manodopera nel settore manifatturiero della plastica (due posti di lavoro su tre sono nei Paesi del sud del mondo).

Basti pensare che i Paesi in via di sviluppo forniscono il 92% della iuta mondiale (tra i primi, Bangladesh e India), e rappresentano ben il 94% delle esportazioni globali di gomma naturale, guidati da Thailandia, Indonesia e Costa d’Avorio.

Un evoluzione globale che può partire solo dai nostri più piccoli gesti.

 

Fonte: Greenreport.it

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