Invasione di cavallette porta la fame in Kenya, Etiopia e Somalia

In Kenya, Etiopia e Somalia, le preoccupazioni si sommano alle preoccupazioni. E come se non avessero già abbastanza drammi da affrontare – Covid compreso – questi tre Paesi si trovano oggi ad affrontare un’invasione di cavallette di dimensioni epocali. Un’invasione che, ora dopo ora, sta devastando i raccolti da cui dipende il sostentamento di 25 milioni di persone.

Le cavallette del deserto sono la specie animale migratoria più devastante per i raccolti. Un piccolo sciame è in grado di consumare la stessa quantità di cibo di 35mila persone in un solo giorno. Si nutrono di mais e sorgo, la dieta base della maggior parte della popolazione rurale in Africa, e arrivano a mangiare circa 2 grammi al giorno, più o meno il loro stesso peso.

Invasione di cavallette, distrutti 2.400 chilometri quadrati di pascoli e raccolti

Sciami di migliaia e migliaia di locuste hanno già infestato 2.400 chilometri quadrati di terra, un’area grande quanto l’intera città di Mosca.

Pastori e contadini, disperati, provano ad allontanare gli invasori in tutti i modi. Sparano in aria, corrono battendo mani e tamburi per spaventare gli insetti, ma senza alcun risultato. Alcuni aerei messi a disposizione dal governo locale stanno spargendo pesticidi per provare a fermare l’invasione delle cavallette, che possono percorrere 150 chilometri al giorno. Un rimedio criticato dagli ambientalisti, ma il più rapido nel fermare lo sciame che, altrimenti rischia di contaminare anche Uganda e Sud Sudan.

Come è accaduto? La riproduzione delle cavallette è stata favorita dalle forti piogge che nel 2018 e nel 2019 hanno colpito la Penisola Araba. Gli stormi di insetti sono riusciti a diffondersi nello Yemen – già prostrato dalla guerra civile – per poi passare in Africa attraverso il golfo di Aden. Anche il surriscaldamento globale e la conseguente migrazione degli uccelli che si cibano delle cavallette hanno contribuito all’aumento dello sciame, che invece di aumentare di 400 volte – come di norma – nel giro di un anno è aumentato di 8 mila volte.

Un grido d’allarme per la situazione africana, lanciato sia dalla Fao che dalla Croce Rossa Internazionale, a cui non possiamo che accodarci con grande tristezza e preoccupazione.

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