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Sulle coste dell’Oceano Pacifico è in corso un disastro ambientale

Migliaia di animali marini morti sono stati ritrovati sulle spiagge della Kamchatka, una penisola nell’oceano Pacifico sul mare di Bering, all’estremo oriente della Russia. Così come il 95 per cento dei grossi animali che vivono sul fondo del mare.

Sono tutti morti.

Una strage scioccante, causata dall’inquinamento del mare, in cui sono stati trovati idrocarburi e fenolo – un derivato del benzene – ben oltre i limiti massimi consentiti.

Greenpeace parla di «un disastro ecologico» e si ipotizza che l’inquinamento possa aver avuto origine da una discarica.

La Kamchatka è una penisola grande come l’Italia, ma abitata da appena 300 mila persone. Si trova nell’estremo oriente della Russia, è lunga più di 1.200 chilometri e larga 500, nel suo punto di massima estensione.

Kamchatka, un luogo che era paradisiaco, ma che ora non lo è più.

Una squadra di Greenpeace Russia si è recata sul posto per raccogliere testimonianze sulla situazione. Hanno riportato che in diverse aree si poteva vedere «una schiuma giallastra sulla superficie del mare» e che, oltre a ciò, «l’acqua stessa era opaca». Yablokov, un membro della squadra, ha aggiunto che la massa di sostanze inquinanti «si muove lungo la costa non solo in superficie, ma anche in profondità».

ll disastro ambientale ha colpito anche i residenti locali: la maggior parte di loro – in particolare i surfisti – ha manifestato forti sintomi da intossicazione. Alcuni hanno subito lesioni della cornea.

Ulteriori analisi sono ad oggi in corso, anche attraverso l’utilizzo di droni: gli scienziati hanno annunciato che l’area contaminata è molto più grande di quella esaminata. I ricercatori ipotizzano che l’inquinamento possa essere dovuto alla fuoriuscita di sostanze tossiche da una vicina discarica, per quanto ancora non si abbiano prove certe. In un comunicato ufficiale il governo russo ha dichiarato l’apertura di un procedimento penale sulle cause dell’inquinamento e che proseguiranno le analisi sui campioni prelevati.

Analisi che non riporteranno certo in vita le migliaia di vite perse, ma forse ci aiuteranno ad impedire che una simile tragedia accada di nuovo.

Fonte: Il Post

Credit photo: ilsole24ore

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