Revoca amministratore di condominio
Revoca amministratore di condominio

Come revocare l’amministratore di Condominio?

In un condominio, si sa, c’è sempre chi non è soddisfatto del proprio amministratore. Ma soltanto in caso di una giusta causa di revoca, l’amministratore di condominio potrà essere sostituito dall’assemblea senza obbligo di risarcimento del danno. Quali sono questi casi? Scopriamolo insieme.

Revoca amministratore di condominio: cosa occorre sapere

La durata della carica di un amministratore di condominio è pari ad un anno, ma allo scadere del mandato, l’incarico si rinnova automaticamente per un altro anno. Al termine di ogni anno, quindi, l’assemblea dovrà essere convocata per decidere se confermare l’incarico al vecchio amministratore o eleggerne uno nuovo. 

Qualora venga meno la fiducia da parte dell’assemblea, tuttavia, l’amministratore potrà essere revocato in qualsiasi momento, anche prima della scadenza del mandato. Questa revoca può essere disposta anche in assenza di uno specifico motivo, ma in questo caso il condominio dovrebbe risarcire all’amministratore i danni pari al residuo compenso che gli sarebbe spettato fino alla scadenza del mandato.

Viceversa, se sussiste una giusta causa di revoca, l’amministratore di condominio potrà essere sostituito dall’assemblea senza obbligo di risarcimento.

Quando sussiste una giusta causa di revoca?

Ci sono casi in cui l’amministratore viene meno ai suoi doveri di mandato, e di conseguenza può essere revocato dal condominio senza obbligo di risarcimento:

👉 l’amministratore non apre un conto corrente intestato al condominio o comunque non lo usa, facendo transitare i soldi riscossi dai condomini sul conto personale o su conti accesi a nome di altri condomini;

👉 commette gravi irregolarità fiscali;

👉 non redige il bilancio annuale (si tratta del consuntivo);

👉 non convoca l’assemblea, almeno una volta all’anno, per l’approvazione del rendiconto e per la sua riconferma o sostituzione.

Per licenziare l’amministratore di condominio occorre la maggioranza dei voti dei condomini presenti in assemblea, i quali devono possedere almeno 500 millesimi del condominio. Non sarà invece necessario – e neanche sufficiente – raccogliere le firme dei condomini per cambiare amministratore. L’unica volontà che conta, infatti, è quella che si forma in assemblea, ovvero alla riunione di condominio.

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