Caldaia in facciata: è contestabile se autorizzata dall’assemblea?

Se l’assemblea di condominio ratifica o convalida l’installazione di una caldaia sulla facciata condominiale, anche se questa compromette il decoro architettonico dell’edificio, i condòmini assenti o dissenzienti possono impugnare la delibera?

Caldaia in facciata: l’ordinanza n. 29924/2019 della Corte di Cassazione

La vicenda esaminata dalla Corte nasce dalla collocazione, da parte di un condòmino, di una caldaia e di motocondensanti sulla facciata di un condominio. Il condòmino in questione non aveva richiesto la preventiva autorizzazione all’amministratore e all’assemblea, nonostante il regolamento contrattuale prevedesse la clausola secondo la quale «il condomino, prima di apportare alle cose comuni le modificazioni di cui all’art. 1102 c.c., deve darne comunicazione scritta all’Amministratore o in sua assenza agli altri condomini attendendo il relativo benestare».

Successivamente l’assemblea ratifica l’opera. La relativa delibera, però, è impugnata da un condòmino per violazione dell’articolo 67 delle Disposizioni di Attuazione del Codice Civile, del difetto di quorum e violazione dell’articolo 1102 del codice civile.

Caldaia in facciata: la decisione del tribunale

L’impugnazione viene rigettata dal Tribunale e la sentenza di primo grado confermata dalla Corte di Appello in sede di gravame: la stessa ritiene che l’autorizzazione dell’assemblea, anche se tardiva, rientri nell’ambito delle decisioni non sindacabili dall’autorità giudiziaria.

Caldaia in facciata: la decisione della Cassazione

In sede di legittimità, la Corte di Cassazione annulla la sentenza della Corte di Appello con rinvio ad altra Sezione della Corte, affermando: «Allorché una clausola del regolamento di condominio, di natura convenzionale, imponga il consenso preventivo dell’amministratore o dell’assemblea per qualsiasi opera compiuta dai singoli condomini che possa modificare le parti comuni dell’edificio, pur dovendosi riconoscere all’assemblea stessa, nell’esercizio dei suoi poteri di gestione, la facoltà di ratificare o convalidare ex post le attività che siano state compiute da alcuno dei partecipanti in difetto nella necessaria preventiva autorizzazione, resta salvo l’interesse processuale di ciascun condomino ad agire in giudizio per contestare il determinato uso fatto della cosa comune ed il potere dell’assemblea di consentirlo, ove esso risulti comunque lesivo del decoro architettonico del fabbricato, non dando ciò luogo ad un sindacato dell’autorità giudiziaria sulle valutazioni del merito o sulla discrezionalità di cui dispone l’assemblea».

I singoli condòmini non possono, perciò, sottrarsi agli obblighi imposti dalle disposizioni del regolamento: prima di eseguire qualsiasi lavoro sulle cose comuni o sulle parti esclusive, è sempre necessaria la preventiva autorizzazione dell’amministratore e dell’assemblea.

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Cristina Maran

2020-01-28T12:47:56+01:0028.01.2020|