Boom di divorzi post coronavirus: che fine fa la casa coniugale in caso di separazione?

La convivenza forzata, si sa, gioca brutti scherzi. E il lockdown da Coronavirus ha causato non pochi problemi alle famiglie italiane. Tra i tanti, sembra esserci quello dell’aumento dei casi di separazione. Ma che fine farà la casa familiare, se neanche le vacanze estive riusciranno a placare gli infervorati animi coniugali?

Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

La casa coniugale in caso di separazione

La casa coniugale è il luogo nel quale i coniugi hanno deciso di andare a vivere insieme. In pratica, l’abituale dimora della famiglia. Per essere considerata tale, infatti, non serve che tutti i membri della famiglia vi abbiano spostato la loro residenza: ciò che si rileva è la quotidianità della vita domestica dei coniugi e, se ci sono, dei figli.

Spesso con la separazione, inizia la battaglia (se non la guerra) per l’assegnazione della casa coniugale. Un tema sicuramente problematico, qualora vi siano dei figli, soprattutto se piccoli. A complicare ulteriormente le cose, può capitare che la casa sia di proprietà di uno solo dei coniugi o dei suoi genitori.

Lo scopo legale dell’assegnazione è quello di assicurare la tutela dei figli, minori o maggiorenni non autosufficienti, evitando loro l’ulteriore trauma di un allontanamento dalla casa in cui sono abituati a vivere. Nel caso non ci fossero figli, invece, le cose si fanno più semplici: la casa rimarrà al coniuge proprietario, il quale compenserà l’eventuale «debolezza economica» dell’altro coniuge attraverso il mantenimento.

E se la casa fosse di proprietà di entrambi i coniugi? In questo caso non si potrà fare a meno di particolari trattative per la gestione delle condizioni economiche della separazione.

Casa coniugale: ripartizione spese

Cosa succederebbe nell’eventualità in cui la casa sia di proprietà di uno dei coniugi ma il giudice l’assegni all’altro? Chi pagherebbe tasse e spese?

Prima di tutto, occorre specificare che il provvedimento di assegnazione autorizza il coniuge ad abitarvi a titolo gratuito, ma non comporta l’esonero dal pagamento delle spese connesse all’utilizzo. A meno che i coniugi prendano particolari accordi, le imposte e tasse relative alla proprietà, le rate del mutuo e le spese straordinarie graveranno sul coniuge-proprietario, mentre le spese per imposte e le spese ordinarie e condominiali saranno di competenza del coniuge assegnatario.

Assegnazione casa coniugale: casi particolari

Può succedere che la casa coniugale sia molto grande o abbia differenti unità facilmente divisibili. In casi simili il tribunale potrebbe decidere di disporre un’assegnazione parziale, consentendo al genitore non collocatario di continuare a vivere in una porzione della casa, permettendogli così di stare vicino ai figli. Una simile circostanza, tuttavia, potrebbe essere presa in considerazione solo in assenza di una marcata conflittualità tra i coniugi.

E se la casa è dei genitori di uno dei coniugi? Di solito, in caso di separazione, l’assegnazione verrà «imposta» dal giudice al comodante attraverso la continuazione del rapporto contrattuale a favore del coniuge assegnatario. La destinazione a casa familiare, infatti, costituisce una sorta di vincolo di destinazione dell’immobile alle esigenze della famiglia stessa e, quindi, il termine di durata del contratto è da considerarsi collegato all’interesse dei figli.

 

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2020-07-28T19:25:09+02:0028.07.2020|