Palestra in Condominio: non tutti sanno che…

Una delle cose che preferiamo dell’autunno, oltre alle zucche di Halloween e al profumo di caldarroste, è la voglia di rimettersi in gioco. Con ottobre ci lasciamo alle spalle il ricordo delle vacanze estive e ci concentriamo sulle cose che (forse per troppo tempo) abbiamo rimandato.

Con queste premesse, sembra non esista momento migliore per iscriversi in palestra. E per chi vive e lavora in Condominio, non c’è niente di più comodo per tenersi in forma di una palestra in Condominio. Di contro, però, i condòmini meno sportivi potrebbero nutrire qualche dubbio riguardo l’apertura di una palestra sotto il proprio appartamento.

Palestra in Condominio: cosa dice la legge

Ciò che è certo, è che quando si parla di Palestra in Condominio la confusione è ancora tanta. Non tutti sanno ad esempio che, per trasformare un garage condominiale in una vera e propria palestra, per un’associazione di promozione sociale basta un semplice cambio di destinazione d’uso.

Lo ha stabilito anni fa il T.A.R. Campania, sez. VIII, con la sentenza 1881 del 31 marzo 2014, dando ragione a un’associazione sportiva dilettantistica e di promozione che aveva impugnato il diniego da parte del Comune all’apertura di una palestra all’interno di un garage condominiale al piano interrato.

Secondo il Comune, infatti, i locali avrebbero potuto essere adibiti solo a cantina e a ricovero di automezzi. L’associazione sportiva, però, ne aveva mutato la destinazione d’uso, invocando l’art. 32, comma 4, della L. 383/2000 (recante Disciplina delle associazioni di promozione sociale), che recita: «La sede delle associazioni di promozione sociale e i locali nei quali si svolgono le relative attività sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente dalla destinazione urbanistica».

A questo riguardo, nel 2010 si era espresso anche il Consiglio di Stato, fornendo un orientamento giurisprudenziale secondo cui, qualora si verifichi un mutamento di destinazione d’uso soltanto “funzionale”, senza opere edilizie visibili, non occorra l’autorizzazione a costruire, salvo il caso in cui vi sia violazione degli assetti urbanistici di zona. «E ciò vale per ogni tipo di standard, concernente insediamenti residenziali, produttivi, alberghieri, direzionali e commerciali, per cui anche gli spazi accessori seguono la medesima regolamentazione e sono commisurati alla superficie lorda di pavimento, con correlativa irrilevanza di ogni modificata destinazione d’uso», aveva chiarito il giudice (Cons. Stato, sez. V, sent. 28 maggio 2010, n. 3420).

Palestre condominiali e rumori “intollerabili”

Attenzione, però: ci sono altri aspetti altrettanto importanti da considerare, quando si parla di palestre condominiali. Come la mettiamo, ad esempio, con i rumori? La musica? E con le vibrazioni provocate dai bilancieri?

L’art. 844 c.c. disciplina l’ipotesi dei rumori “intollerabili”. Spetta poi al giudice stabilire se sanzionare o meno la fattispecie, considerando anche la destinazione dell’immobile – se il locale è destinato ad attività commerciale, la soglia della tollerabilità del rumore diventa più elevata – e l’ubicazione dello stesso – se l’abitazione è collocata in una zona molto trafficata e già patisce un elevato rumore ambientale, la soglia di tollerabilità si alza.

Non va poi dimenticato che il regolamento condominiale può stabilire orari specifici contro i rumori molesti, e indicare delle precise fasce orarie “di silenzio”, durante le quali sono vietati anche i rumori considerati “tollerabili” dal codice civile.

Insomma, se è vero che perfino un garage può diventare una palestra condominiale, è altrettanto vero che dovrà trattarsi di una palestra piuttosto silenziosa.

2019-06-30T21:00:24+01:0030.10.2018|