Plastica e pandemia: un nuovo tipo di inquinamento

Se pensavamo che la pandemia avrebbe aiutato l’ambiente, riducendo l’inquinamento, non avevamo fatto i conti con i rifiuti.

Ebbene sì, il covid-19 non ci ha portato “solo” un’emergenza sanitaria senza precedenti, ma anche un enorme incremento dei rifiuti di plastica. Guanti in lattice, mascherine chirurgiche e rifiuti sanitari. Ma non solo. Sono tonnellate i nuovi rifiuti che invadono fiumi, mari, boschi e marciapiedi.

Il motivo è semplice: più rifiuti di plastica vengono prodotti, meno ne vengono riciclati. Inoltre, il rischio di contrarre il virus da parte del personale impiegato nelle attività di riciclo, ha spinto diversi Comuni a fermare la raccolta differenziata, oberando di conseguenza discariche e inceneritori.

Un effetto domino che ha ricadute molto pericolose sull’ambiente, e rischia di far perdere anni di passi in avanti nella riduzione della plastica monouso e nell’incentivo all’utilizzo di plastiche più facilmente riciclabili.

Aumento della plastica e pandemia: le cause

L’utilizzo di mascherine, visiere e guanti e il loro complesso smaltimento, ma anche i maggiori acquisti online di merci imballate o imbustate, fino al crollo del prezzo del petrolio, principale componente della maggior parte delle plastiche. Fattori che hanno contribuito, tutti insieme, all’incremento del consumo di prodotti di plastica durante questo anno di pandemia.

Il forte timore è che l’aumento dei rifiuti di plastica difficilmente riciclabili possa peggiorare ulteriormente una situazione già critica, con enormi ricadute sul pianeta. Basti pensare che che la città di Wuhan, in soli tre mesi, ha dovuto gestire la produzione di 240 tonnellate di rifiuti sanitari al giorno; sei volte di più rispetto a prima che scoppiasse l’epidemia.

Cifre che hanno del surreale, ma che dovrebbero farci capire quanto sia importante correre ai ripari prima che sia davvero troppo tardi. Almeno dove si può, occorre minimizzare il più possibile l’utilizzo di materiale plastico nella vita di tutti giorni. Dalle bottiglie agli imballaggi, dai sacchetti ai contenitori alimentari.

Siamo di fronte a un bivio, commenta Kristin Hughes, membro del comitato esecutivo del World Economic Forum: “Da un lato, se continuiamo così, ci aspetta un futuro non molto lontano in cui negli oceani ci sarà più plastica che pesci; dall’altro, un modello sostenibile di vita e di lavoro che creerà un futuro più sano, più equo e più vivibile per tutti”.

A noi la scelta.

 

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2020-11-24T11:47:57+01:0011.11.2020|